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Accertamento fiscale e contraddittorio preventivo

Oggi vogliamo spiegarti cosa fare in caso di accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate. L’Agenzia delle Entrate, a seguito di determinati controlli sui contribuenti, può rettificare la posizione reddituale del contribuente mediante l’emissione di apposito avviso di accertamento.

L’avviso di accertamento è, quindi, l’atto tramite il quale l’Agenzia delle Entrate notifica, in via formale, al contribuente la pretesa tributaria a seguito di un’attività di controllo sostanziale.

Si tratta di un atto con il quale l’Agenzia delle Entrate chiude il controllo e rappresenta il risultato dell’attività istruttoria e dei singoli metodi accertativi utilizzati.

Ecco una guida per comprendere l’accertamento fiscale e come l’Agenzia delle Entrate effettua un controllo fiscale passo per passo.

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Controllo fiscale dell’Agenzia delle Entrate

Sono tante le situazioni che fanno scattare un controllo fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate, vediamole insieme.

Gli ispettori del fisco possono muoversi sulla base:

  • di segnalazioni non anonime di violazioni tributarie, quelle relative all’obbligo di emissione di ricevute o scontrini fiscali, oppure tenendo conto della categoria di appartenenza scelta con criteri stabiliti ogni anno con decreto legislativo.
  • delle liste selettive, cioè gli elenchi dei contribuenti redatti dal centro informativo dell’Anagrafe tributaria, sempre tenendo conto dei criteri fissati tutti gli anni per decreto.
  • delle dichiarazioni dei redditi presentate dai contribuenti.

I tempi per l’accertamento fiscale

L’Agenzia delle Entrate notifica entro cinque anni dalla presentazione della dichiarazione l’avviso di accertamento fiscale in caso di irregolare dichiarazione dei redditi o di guadagni, o dichiarazione di costi non sostenuti o richiesta di detrazioni o deduzioni che non spettano.

Nel caso di mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, l’avviso va invece notificato entro sette anni dalla presentazione della dichiarazione.

Cosa è l’accertamento fiscale

In caso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate bisogna tenere in debito conto e dare la dovuta importanza al “contraddittorio preventivo”, termine tecnico per descrivere la fase amministrativa con cui l’ufficio delle imposte, prima di inoltrare l’accertamento vero e proprio, dà al contribuente la possibilità di difendersi in anticipo.

L’Agenzia delle Entrate richiede chiarimenti tramite la documentazione che deve essere spedita con raccomandata oppure presentata personalmente dall’interessato presso lo sportello.

Il diritto al contraddittorio preventivo è previsto per legge quando l’accertamento è conseguente ad una verifica presso la sede del contribuente e per gli accertamenti che avvengono con redditometro, studi di settore e così via. Invece, nel caso di controlli che avvengono presso l’Ufficio delle Imposte, senza alcun accesso alla sede del contribuente, il contraddittorio preventivo è obbligatorio solo per le imposte disciplinate dall’Ue, come l’IVA.

Il Decreto Crescita introdotto nel 2019 ha previsto che, ove non sia stato rilasciato un verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, l’amministrazione deve notificare un invito a comparire per l’avvio del procedimento di definizione dell’accertamento. Restano esclusi dal nuovo obbligo gli avvisi di accertamento parziale e di rettifica parziale IVA.

In caso di assenza di invito preventivo, laddove obbligatorio, l’accertamento fiscale è illegittimo, ma solo nel caso in cui il contribuente dimostri in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere se il contraddittorio fosse stato attivato. In altre parole, l’atto non è nullo automaticamente, occorre a tal fine, una ulteriore prova a carico del contribuente, detta “prova di resistenza”.

Cosa fare in caso di accertamento

L’invito al contraddittorio preventivo si concretizza nell’invio di una lettera, a volte di un questionario, da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il contribuente può presentare delle memorie scritte o presentarsi dinanzi all’Ufficio per spiegare a voce la propria posizione (accompagnata ovviamente dalla documentazione comprovante le proprie ragioni) facendosi assistere dal proprio commercialista o consulente fiscale. Si può anche decidere di mandare solo il professionista, a tal fine bisogna conferirgli una procura scritta con la firma autenticata. Se durante il colloquio diretto il contribuente si trova dinanzi a domande più specifiche e tecniche dei funzionari può riservarsi di fornire una risposta scritta in un successivo momento: purché tutto avvenga in maniera motivata.

Cosa molto importante è il rispetto dei tempi che vengono assegnati, non si può rispondere al contraddittorio preventivo oltre i termini stabiliti. Peraltro, l’orientamento della giurisprudenza è quello di non tenere valide le motivazioni e la documentazione davanti al giudice se non erano stati inviati all’ufficio precedentemente.

Le dichiarazioni verbalizzate del contribuente durante il colloquio sono prove incontestabili in caso di successivo giudizio.

Le sanzioni

In caso di mancata risposta ai questionari o di restituzione dei questionari con risposte incomplete o non veritiere o di mancato seguito a comparire inoltrate dagli uffici della Guardia di Finanza scatta una sanzione da € 200 a € 2.000. Ed è solo di conseguenza che l’Agenzia delle Entrate potrà avviare un accertamento induttivo puro sulla base dei dati e delle informazioni raccolte.

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