Criptovalute e tasse: tutto quello che devi sapere | EasyTax Assistant - Blog
Ti stai facendo un sacco di domande su criptovalute e tasse e vuoi sapere come comportarti?

Continua a leggere per scoprirlo…

Sei tra coloro che hanno avuto l’intuizione di comprare un Bitcoin a gennaio 2017 e lo hai venduto esattamente 12 mesi dopo, a dicembre dello stesso anno? Complimenti e soprattutto beato te! Il tuo conto corrente sta sorridendo a 32 denti direi. E anche il fisco guarda la tua prossima dichiarazione dei redditi come uno squalo che gira intorno al naufrago sulla zattera, non aspettando altro che un’onda lo faccia cadere in acqua.

Scherzi a parte, le onde, in effetti, sono molto alte nel mare delle criptovalute. La maggior parte di chi ha investito in Bitcoin o altre criptovalute non ha una chiara idea di cosa si tratti, molta è l’ignoranza che viene spacciata per verità assoluta. E non sono mancati i santoni di turno che hanno profetizzato scenari di ogni tipo.

I Bitcoin e le altre valute virtuali vanno dichiarati?

La realtà è che siamo davanti ad un terreno inesplorato, non ci sono riferimenti storici e fare previsioni che risultino corrette è impresa ardua se non impossibile. A complicare ulteriormente le cose ci pensa la normativa di settore, che, a tutti gli effetti, non contempla le criptovalute. Una lacuna normativa che ha dato adito a molti dubbi e incertezze anche sul tema della tassazione, laddove regole molto puntuali, precise e specifiche sono previste per altri tipi di transazioni. In questo breve articolo cercheremo di fare chiarezza, per quanto ci sia possibile, almeno sui punti fondamentali da cui partire.

Dunque, non esiste una normativa (neppure fiscale) che riguardi le criptovalute. Le domande che chi ha “giocato” con le cripto non dovrebbe dimenticare di porsi, onde evitare brutte sorprese, sono:

  • “Quanto devo pagare di tasse per l’acquisto di Bitcoin?”
  • ‟Quanto, di tasse sulle transazioni?”.

Ed infine, la domanda da un milione di euro, anzi di Bitcoin: “Se dovessi davvero ottenere un guadagno da questa operazione, quanto sarà tassata l’eventuale plusvalenza che otterrò?”.

Criptovalute e tasse: dissipiamo tutti i dubbi

Alla prima domanda ti rispondo subito: nulla. Bitcoin, Ethereum e tutte le altre valute virtuali sono considerati, infatti, una valuta a tutti gli effetti. E pensaci un attimo: le valute beneficiano dell’esenzione IVA, per cui non c’è un’imposta sul loro acquisto. Per le altre due domande, invece, le risposte sono meno assolute e variano in base alla situazione nella quale ti trovi. Il punto di partenza, lo ribadisco, è che attualmente nessuna risposta potrebbe considerarsi assolutamente valida. Quindi, ogni considerazione sul tema va presa “con le pinze”.

Sicuramente delle norme verranno emanate in futuro, perché la materia è di grande rilievo. In più, sebbene la corsa al Bitcoin – dopo l’incredibile boom del 2017 – abbia rallentato a causa del drastico calo nella valutazione, è presumibile ritenere che non si tratti di un fenomeno passeggero. Cosa significa questo? Che manterrà comunque una certa importanza. Il Bitcoin, per citare la più famosa delle criptovalute, vale attualmente circa 8000 $. Per essere precisi, a gennaio 2017 aveva appena superato la soglia dei 1000$.

Insomma, è normale che un trend di questo tipo generi grandissimo interesse, non ultimo quello da parte del fisco. Di seguito, quindi, qualche consiglio di massima che ti potrà risultare utile nel valutare la tua situazione fiscale in ordine alle criptovalute…

Gli Exchange

Gli Exchange sono le piattaforme su cui compri e vendi le cripto: non sono soggetti considerabili “sostituti d’imposta”, quindi non applicano le ritenute d’imposta. In altre parole: loro non pagano le tasse per te! Sarai tu che, eventualmente, dovrai pagarle. Certo, si applicherà la commissione prevista dal tuo Exchange, ma la bella notizia è che non è prevista, su tale tipo di transazione, alcuna imposta. Questo risponde (sempre in linea di massima) alle due prime domande di cui sopra.

Le plusvalenze per i privati cittadini

Per rispondere alla terza e più complicata domanda relativa alle plusvalenze realizzate mediante compravendita di criptovalute, ti presenterò alcuni scenari. Visto che non esistono leggi specifiche sul tema né ci sono state delle pronunce irrevocabili da parte degli organi istituzionali, possiamo affermare che la risposta varia in base a tre circostanze diverse. Si applica, infatti, la normativa relativa alle rendite finanziarie per analogia (casi simili). I tre casi sono i seguenti:

  • Operi su Exchange senza leva e per importi limitati: non ti sembrerà vero, ma non sei tassato!
  • Operi su Exchange con leva (cioè piattaforme di investimento a tutti gli effetti): paghi il 26% sulla plusvalenza, che è l’aliquota normale prevista dalla tassa sulle rendite finanziarie
  • Superi il limite dei 51’645,69€ di Bitcoin accumulati su un tuo conto corrente, anche su Exchange senza leva: sei considerato un investitore in valute a tutti gli effetti. Quindi ti si applica la tassazione sulle rendite finanziarie.

E la famigerata “Tobin Tax”, introdotta dal governo Monti per colpire il mondo della finanza e degli speculatori finanziari? A quanto pare, non va applicata al caso delle criptovalute.

Ora sai come si devono comportare le persone fisiche per quanto riguarda criptovalute e tasse. E le aziende? Te lo dico subito…

Tassazione per le imprese

Se hai un’azienda, il discorso cambia. Bitcoin e company vengono considerati come valute estere. Ok, non c’è bisogno in teoria di dichiarare quante ne hai, però è necessario dichiarare tutte le operazioni effettuate. A prescindere dal tipo di criptovaluta che utilizzi. Detto in parole povere: dal punto di vista fiscale usare le criptovalute è come utilizzare euro o dollari, quindi non cambia niente. Il risultato? Se con la tua impresa vendi e ricavi una plusvalenza devi pagare le tasse relative. Le plusvalenze vengono tassate e si pagano solo nel momento in cui vengono rilevate.

Criptovalute e tasse: la dichiarazione dei redditi

Abbiamo visto i possibili scenari. Ora passiamo all’atto pratico: come comportarci con la dichiarazione dei redditi, che è la cosa che ci preme di più sapere? Se devi dichiarare plusvalenze realizzate, perciò non stimate ma proprio monetizzate, compila il Modello Unico PF. Un altro punto da sottolineare è che la norma prevede che chi ha investimenti all’estero che producono redditi imponibili nella nostra nazione debba inserirli nella dichiarazione.

Come ti ho già accennato, bisogna conoscere come funzionano gli Exchange, cioè i siti dove negozi le criptovalute, e i wallet, i portafogli virtuali. Il trucco sta tutto nel capire quando le criptovalute vengano conservate oltre i confini italiani. Se così fosse, allora saresti costretto a compilare il Modello Unico PF per evitare sanzioni piuttosto alte.

Riassumendo il tutto, possiamo dire che attualmente la disciplina fiscale sul tema criptovalute e tasse è meno stringente di quanto non sia di solito. Per tutto il resto infatti se ci pensi viene intrapresa una vera e propria lotta contro gli evasori. Lo squalo della nostra metafora, in fin dei conti, per il momento è più un simpatico delfino che si accontenta di qualche aringa che un terribile predatore dei mari. Vedremo quanto dura.

Tutto ciò, lo ribadisco perché ti sia ben chiaro, vale in linea di massima e soprattutto finché il legislatore o qualche organo giurisdizionale non si sarà espresso in merito a criptovalute e tasse. E in base al plusvalore. Il monitoraggio fiscale insomma non è impossibile in questi casi però al momento l’Agenzia delle Entrate ci va con i piedi di piombo. Goditi finché puoi quindi le tue criptovalute!