Decreto dignità cos’è: tutto quello che c’è da sapere | EasyTax Assistant - Blog

Decreto dignità cos’è: anche tu ti stai facendo questa domanda a furia di sentirlo nominare?  Allora continua a leggere!

Il decreto legge del momento

Il 14 luglio è entrato in vigore il decreto legge “Misure urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”, il cd. Decreto dignità, primo vero atto normativo del governo Lega-M5s. Il decreto si compone di diversi punti che vanno dalle modifiche di fatto al Jobs Act Renzi-Poletti, alla stretta sulle pubblicità del gioco d’azzardo, all’eliminazione del redditometro.

In questo articolo ti spiegheremo cosa è il Decreto Dignità e quali sono le modifiche che comporta la sua introduzione insieme ai vantaggi e agli svantaggi che ne derivano. Perciò ti consiglio di continuare a leggere questo articolo!

Decreto dignità cos’è: contratti a termine

Lo scopo principale del Decreto è quello di trasformare gli attuali contratti a tempo determinato in contratti stabili ed indeterminati. Per fare questo è stata rivista la liberalizzazione dei contratti dell’ormai vecchio Jobs Act, modificando la loro durata complessiva (che scende dai 36 ai 24 mesi).

In caso di rinnovo dopo i primi 12 mesi, il datore di lavoro deve specificare tramite una “causale” la ragione per la quale si intende proseguire quel contratto a tempo senza trasformarlo in indeterminato. Da decreto sono previste solo due cause:

  1. esigenze connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria
  2. per necessità di sostituzione di altri lavoratori.

Oltre alla modifica e stretta temporale è stata prevista anche una stretta contributiva; infatti ogni rinnovo (anche al di sotto dei 12 mesi), prevede che il contributo addizionale cresca dello 0,5% andando a sommarsi all’1,4% che dal 2012 (Legge Fornero) finanzia la Naspi.

Dalla pubblicazione del Decreto, queste modifiche saranno valide non solo per i nuovi contratti, ma anche per i rinnovi e le proroghe dei contratti in corso.

Inoltre, sempre per favorire la posizione del lavoratore il Decreto prevede un incremento –  dai 120 ai 180 giorni – della finestra temporale grazie a cui è possibile impugnare un contratto a tempo e far partire il contenzioso.

Ad aumentare (del 50%) sono anche le indennità a favore dei lavoratori licenziati ingiustamente dal proprio datore di lavoro. Sui contratti a tutela crescente la sanzione minima sale da 4 a 6 mensilità, mentre la sanzione massima sale da 24 a 36 mensilità.

Decreto dignità cos’è: delocalizzazioni

Il Decreto interessa anche le delocalizzazioni, modificando la normativa vigente e disincentivando le imprese ad investire con lo scopo ultimo di spostare successivamente la produzione.

In particolare con il Decreto sopracitato è vietato alle imprese che abbiano ricevuto aiuti di Stato per finanziare gli investimenti produttivi, spostare totalmente o parzialmente la propria attività dall’Italia se non sono trascorsi almeno 5 anni.

Nel caso in cui l’impresa decida ugualmente di effettuare lo spostamento prima del decorrere dei 5 anni previsti, occorrerà restituire i fondi ricevuti con interessi maggiorati del 5%.

Ipotesi catastrofica si verifica qualora l’impresa decidesse di delocalizzarsi al di fuori dei Paesi Ue: in quest’ultimo caso la sanzione potrebbe raddoppiare o quadruplicare il valore dell’incentivo ricevuto.

Decreto dignità cos’è: gioco d’azzardo

Stop alla pubblicità e alla sponsorizzazioni per il gioco d’azzardo… stop quindi alle pubblicità televisive e gli spot del lotto, del gratta e vinci e delle scommesse sportive. Ad avere scampo sono solo gli spot che promuovono le lotterie ad estrazione differita come la Lotteria Italia.

Per i trasgressori è prevista una sanzione del 5% pari al valore della sponsorizzazione o della pubblicità (con importo minimo di 50 000 euro).

Per i contratti in essere non ci sono variazioni fino ai 12 mesi o comunque fino alla naturale scadenza.

In questo modo si prevede un ammanco per le casse dello stato di circa 147 milioni per il prossimo anno.

Decreto dignità cos’è: redditometro e split payment

Le modifiche dal punto di vista fiscali intercorrono per il redditometro e lo split payment.

Viene congelato il redditometro per i controlli dal 2016, restando invariati tutti gli altri adempimenti previsti per i contribuenti fino alle dichiarazioni dell’anno d’imposta 2015. Ricordiamo che il redditometro è uno strumento di accertamento fiscale, che prevede il calcolo di redditi e del proprio tenore di vita, con una griglia di compatibilità tra entrate e uscite.

La congruità sta ad indicare che ciò che hai speso è adeguato effettivamente a quanto dichiarato. Se invece risulti non congruo, secondo tali parametri, spendi più di quel che invece ne consentirebbero i tuoi redditi dichiarati ed in questo caso finirai sotto i fari del fisco.

Viene modificato anche lo split payment, procedimento che prevede che le Pa che acquistano beni e servizi dai fornitori debbano provvedere anche al versamento dell’iva che viene presentata in fattura, con l’esclusione da questo meccanismo dei professionisti.

In altre parole, i professionisti sono di nuovo lasciati fuori da quel particolare meccanismo di “scissione dei pagamenti”, pertanto con le nuove disposizioni e con le fatture emesse dopo il 15 luglio 2018 per le prestazioni nei confronti della Pa sono esentati dal versare l’Iva. La stessa verrà trattenuta e versata direttamente dall’ente committente.

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