Tasse, imposte e oneri: un po’ di chiarezza | EasyTax Assistant - Blog

Non capisci che differenza ci sia fra tasse, imposte e oneri? Scopriamolo insieme in quest’articolo… 

Se c’è qualcosa che ci accomuna tutti, indipendentemente dalla professione o dallo status sociale, è il fatto di dover versare tasse, imposte e contributi. Ovviamente lo Stato, come tutti sanno, ricorre ad entrate di natura pubblica o privata per far fronte alla spesa pubblica. Perché? Per garantire a tutti i cittadini la fruizione di determinati servizi come l’istruzione, la sanità, il trasporto, l’ordine pubblico ecc. La maggior parte di queste entrate è di natura fiscale, cioè generata attraverso la riscossione di tributi come tasse e imposte.

Differenze fra i noti termini fiscali relativi ai pagamenti

Un’altra cosa che accomuna la maggior parte dei cittadini è però la mancanza di conoscenza e comprensione di alcune nozioni economiche che sono fondamentali per gestire correttamente la propria “fiscalità”. Ad esempio le tasse, le imposte, e i contributi sono spesso erroneamente considerati come sinonimi… Ma in realtà, sebbene siano tutti pagamenti a favore dello Stato necessari per il suo buon funzionamento, presentano delle differenze sostanziali tra di loro.

Lo scopo di questo articolo è proprio quello di togliere ogni dubbio e fare un po’ di chiarezza attraverso qualche definizione. Vediamo le differenze fra tasse, imposte e oneri

Tasse, imposte e oneri: partiamo dalle tasse

La tassa è un vero e proprio tributo, cioè una somma di denaro che tu, in quanto cittadino italiano, sei obbligato a versare in relazione ad un’utilità che trai dallo svolgimento di un’attività statale o di una prestazione di un servizio pubblico. Infatti, solitamente, lo scopo delle tasse che è anche quello per cui si differenziano dalle imposte, è quello di essere impiegate per realizzare opere pubbliche, per esempio la riparazione di una strada, o comunque per fornire servizi alla popolazione.

La caratteristica principale di queste spese coperte dalle tasse è la divisibilità. Quando le spese possono essere definite spese divisibili? Quando possono essere attribuite a un singolo soggetto per le quali è chiaramente determinabile quale sia il servizio fornito al cittadino attraverso quel tributo.

Qualche esempio di tasse

Un classico esempio è quello della TARI, cioè la tassa sui rifiuti che viene pagata per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. Altri esempi possono essere la Tassa sull’occupazione di suolo pubblico o le Tasse di registro sui contratti di locazione. In pratica le tasse servono generalmente a coprire le spese dei servizi offerti dallo Stato, dei quali il cittadino ha effettivamente usufruito.

Tasse, imposte e oneri: vediamo le imposte

Le imposte si distinguono dalle tasse principalmente per l’uso che ne fa lo Stato. Si trattano comunque di tributi obbligatori che i cittadini devono versare allo Stato o a altri Enti Pubblici territoriali, in maniera proporzionale alla propria capacità contributiva. Infatti ogni imposta viene calcolata sulla base imponibile, cioè la quantità ricchezza di ogni individuo. E vengono utilizzate prevalentemente per far fronte alla spesa pubblica.

Quindi l’imposta non comporta uno specifico corrispettivo, come la prestazione di un servizio, come invece avviene con le tasse. Le imposte vanno a coprire quelle che sono le spese indivisibili, così definite perché non forniscono prestazioni indirizzate direttamente ai singoli individui, quanto più alla totalità della cittadinanza. Prendiamo ad esempio il caso di finanziamenti di opere di pubblica utilità, la sicurezza, l’amministrazione pubblica ecc.

Ricapitolando: la principale differenza tra tassa e imposta è che la prima è volta a finanziare un servizio chiaramente identificabile, come la tassa sui rifiuti; la seconda finanzia invece servizi generali a carico dello Stato come, ad esempio, la sanità pubblica.

I tipi di imposte

Le imposte possono essere:

  • dirette (IRPEF, IRAP, ISOS ecc.)
  • indirette (imposta catastale, ipotecaria, sulla pubblicità ecc.) le quali hanno la facoltà di variare i prezzi dei prodotti aumentando così il caro vita.

In Italia i principi costituzionali cardine nel prelevamento delle imposte sono dettati dall’articolo 53 della Costituzione il quale parla della progressività del sistema tributario italiano e recita:

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Questi principi che fondano la legittimità delle imposte sono:

  • il principio di capacità contributiva secondo il quale ogni cittadino è chiamato a contribuire alle spese dello Stato secondo la sua capacità contributiva. Gli indicatori di capacità contributiva sono il reddito, il patrimonio e il consumo;
  • il principio di solidarietà, citato fin dall’articolo 2 della Costituzione, secondo il quale le imposte sono comunque dovute da ciascun cittadino entro i limiti della propria situazione economica, per venire incontro alle esigenze dei cittadini meno abbienti.

Tasse imposte e oneri: i contributi

Il contributo, chiamato anche “onere sociale” può essere considerato come una via di mezzo tra imposte e tasse. Infatti è un prelievo “coattivo” (imposto per forza), come nel caso delle imposte, ma come le tasse finanzia un servizio pubblico specifico. Un esempio di contributi sono i versamenti che ogni professionista deve annualmente alla cassa del proprio ordine di appartenenza.

I più significativi dei contributi sono i versamenti corrisposti dai cittadini ai propri enti previdenziali, cioè somme di denaro che vengono conteggiate nel sistema pensionistico italiano obbligatorio. Questi contributi vengono prelevati dal momento il cittadino comincia un’attività lavorativa, che sia da dipendente o autonomo.

Se sei arrivato alla fine di questo articolo, hai avuto un assaggio di quelle che sono le basi del sistema contributivo italiano. Bada bene però: di certo non è sufficiente a renderti un cittadino autonomo e consapevole riguardo la tua fiscalità.

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