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Cambio lavoro e tasse: come evitare brutte sorprese

Parliamo oggi di uno dei casi pratici che più mettono in difficoltà i lavoratori dipendenti: il cambio lavoro durante l’anno! Per chi non lo sapesse ciò significa doppio CU (ex CUD) e obbligo di dichiarazione dei redditi. Quindi si devono pagare più tasse? E se sì quanto? Continua a leggere per scoprirlo! 

Molti dei nostri lettori ci hanno scritto in preda al panico perché, a seguito di un cambio lavoro, hanno ricevuto un salasso per il pagamento delle tasse in sede di conguaglio. Quindi, se quest’anno hai cambiato lavoro, spero per te in meglio, devi stare molto attento al “problema tasse”.  

Esatto, perché purtroppo quello che dal tuo punto di vista potrebbe essere un semplice cambio di attività, per l’erario si può trasformare in un problema di allineamento per niente indolore e che, nel mese di luglio dell’anno successivo, potrebbe farti andare di trasverso tutta la stagione estiva!

In questo articolo ti spiegheremo, in pochi brevi passaggi, come funziona la tassazione in caso di cambio lavoro e quali sono gli accorgimenti che devi adottare per evitare spiacevoli sorprese. 

Se cambio lavoro durante l’anno, pago più tasse?  

Assolutamente no. Quello che ti succederà è che pagherai meno tasse inizialmente, le quali però poi ti verrà chiesto di restituire tutte in una volta! Continua a leggere per capire questo passaggio nel dettaglio.

Se passi da un datore di lavoro ad un altro, alla fine dell’anno ti troverai con due CU, già questo fa sì che tu sia obbligato a dichiarare i tuoi redditi al fisco. Se non hai adottato i necessari accorgimenti dal punto di vista fiscale, il cumulo dei redditi genererà inevitabilmente un debito d’imposta. Questo accade per effetto del fatto che i diversi datori di lavoro, non essendo a conoscenza l’uno dell’altro, avranno tassato i tuoi redditi con una aliquota che è più bassa di quella corretta.  

Per capire meglio ipotizziamo uno scenario pratico in cui per i primi 6 mesi lavori presso un’azienda con una RAL (Reddito Annuo Lordo) di 30.000 € e poi ti sposti un un’azienda in cui invece andrai a guadagnare 45.000 € l’anno. Cosa succede in questo caso? Affrontiamo separatamente i due momenti: 

  • I primi mesi dell’anno il tuo primo datore di lavoro ti tasserà lo stipendio, ogni mese, considerando che nel corso dell’anno andrai a guadagnare complessivamente 30.000 €. Quando gli comunicherai le tue dimissioni, il tuo datore di lavoro dovrà ricalcolare la tassazione in quanto i tuoi compensi complessivi, per l’attività svolta presso di lui, non saranno più di 30.000 € ma di 15.000 € (6 mesi invece di 12).

E qua ecco che si presenta il primo disallineamento: siccome il datore di lavoro non può sapere che tu poco dopo inizierai una nuova attività, con l’ultimo cedolino ti “restituirà” tutte le tasse che, dal ricalcolo, non avresti dovuto pagare. Ti troverai con un’ultima busta paga molto più corposa ed è lì che dovrai porti il primo dubbio, perché come sempre capita in questi casi, nessuno ti regala nulla… se c’è qualcosa in più rispetto a quello che ti aspettavi, è praticamente certo che sia per questa ragione. 

  • Quando cambierai lavoro, il tuo nuovo datore di lavoro, non sapendo che nella prima parte dell’anno hai già guadagnato 15.000 €, ti tasserà ogni mese considerando che complessivamente andrai a guadagnare 22.500 € (la metà di 45.000 € in quanto sono sempre 6 mesi invece di 12).

Capisci bene che anche lui, senza le corrette indicazioni, applicherà un’aliquota che è più bassa rispetto a quella corretta. Questo vuol dire che tu per 6 mesi vedrai la tua busta paga più “ricca” di quanto ti saresti dovuto aspettare. Ed anche in questo caso il problema è che quelli non sono soldi che ti spettano realmente, quindi verrà il momento in cui ti saranno chiesti indietro.  

Fine della storia, se così si può dire, è la classica “breve storia triste”. La differenza fra l’aliquota applicata e quella che si sarebbe dovuta applicare, fa sì che in sede di conguaglio (luglio dell’anno successivo) si generi un debito nei confronti dello Stato, aggravato anche da eventuali detrazioni fiscali (per lavoro dipendente) applicate dai rispettivi datori di lavoro, che potrebbero rendere il conguaglio ancora più salato.  

Cosa fare quindi per prevenire questa spiacevole situazione? Ecco la soluzione! 

Il passaggio fondamentale è informare il nuovo datore di lavoro dei redditi e delle detrazioni già percepite. Per fare questo puoi farti stampare una copia provvisoria del CU o farti consegnare il modello per le detrazioni fiscali in cui si indicheranno le detrazioni fiscali spettanti ed eventuali redditi percepiti.  

Se farai questi passaggi, cosa succederà? Semplice: il tuo nuovo datore di lavoro, essendo a conoscenza dei tuoi redditi precedenti, potrà far partire il “conteggio delle tasse” dal punto di partenza corretto (nel nostro caso 15.000 €) al quale andrà a sommare il reddito che percepirai nei 6 mesi successivi (22.500 €). In questo modo ogni mese pagherai le tasse sul reddito corretto (37.500 €) e a fine anno sarà il tuo nuovo datore di lavoro ad applicarti eventuali conguagli dati da ulteriori conteggi. La tua busta paga sarà quella corretta e non rischierai così di ricevere una spiacevole sorpresa l’anno successivo. 

Se questo articolo ti è piaciuto potrebbe interessarti anche quello relativo alla Busta paga voci per lavoratore dipendente. 

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  1. Buongiorno, articolo molto chiaro ma mi sorge una domanda.
    Una volta consegnato il CUD anticipato al nuovo datore di lavoro che si occuperà degli opportuni conteggi, non è più necessario fare il 730 con il doppio cud, corretto?

    Grazie,
    M.

  2. Domanda… se io cambio lavoro a febbraio, e consegno il CU successivamente alla nuova azienda, (cause di forza maggiore) che succede?

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