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Contributo integrativo affitto: cos’è, chi ne ha diritto e tempistiche

Arrivare a fine mese talvolta è dura e uno dei motivi principali di affanno di innumerevoli famiglie italiane è l’affitto: una spesa che per molti è come una mannaia che si abbatte ogni fine mese sui conti domestici. Forse non lo sapevi, ma lo Stato ti viene incontro: ti aiuta a pagare l’affitto, se glielo chiedi “nel modo giusto”! Vediamo come in questo articolo!

Lo Stato non è un mostro cattivo buono solo a prenderci i soldi dalle tasche direttamente con le sue mani, come molti lo dipingono. Infatti, ha previsto tutta una serie di aiuti alle famiglie in difficoltà che, se rispettano certe condizioni, possono godere di numerosi benefici, tra cui, in particolare, un contributo al pagamento del canone d’affitto (tecnicamente, il “canone di locazione”). Come dicevo, ci sono diverse regole a cui attenersi che, se non si rispettano, fanno decadere dal diritto ad ottenere questo contributo. Prima di tutto, però, ti spiego per bene cos’è il contributo comunale all’affitto.

Contributo comunale affitto: cos’è

Il contributo comunale integrativo del canone di locazione, in breve “contributo comunale affitto“, è una somma che viene erogata dallo Stato alle famiglie che si trovino in difficoltà e che, senza tale aiuto, non riuscirebbero quindi a pagare l’affitto di casa propria. Questo contributo, a volte definito anche come rimborso (si sente infatti parlare anche di “rimborso affitto dal Comune”) fa parte di una serie di misure atte a contrastare il precariato e la povertà; questa, poi, nello specifico rientrava tra le misure del “Decreto anti-sfratti” di qualche anno addietro. Doverosa precisazione che andremo a spiegare più avanti: gli inquilini devono essere “vittime di morosità incolpevole”: tieni a mente questa informazione perché è di importanza fondamentale!

Contributo comunale affitto: chi ne ha diritto

Per avere diritto ad ottenere il contributo comunale d’affitto dovrai soddisfare una serie di condizioni e requisiti. Innanzitutto ti consiglio di leggere questo articolo, che parla dell’ISEE, in modo che tu possa capire meglio ciò che ti andrò a spiegare nelle prossime righe. L’ISEE è, tecnicamente, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente: un indicatore, quindi, che segnala la ricchezza di un nucleo familiare. Quindi, avere un ISEE che indichi una situazione disagiata è la prima condizione. Altro requisito, poi, è che si sia verificato un evento che abbia inciso negativamente sulla situazione patrimoniale del nucleo familiare. Queste situazioni sono state tipizzate e ve ne forniamo l’elenco qua di seguito:

  1. Licenziamento
  2. Riduzione dell’orario di lavoro, con conseguente riduzione salariale
  3. Cassa Integrazione sopravvenuta
  4. Mancato rinnovo del contratto (se a tempo determinato)
  5. Cessazione dell’attività lavorativa per cause non dipendenti dalla propria volontà
  6. Infortunio impedente l’attività lavorativa o decesso di uno qualunque dei componenti il nucleo familiare che concorreva alla determinazione del reddito dello stesso (in parole povere: quando qualcuno che in famiglia contribuiva all’economia non può più lavorare o viene a mancare).

Come si vede, sono tutti casi in cui non si può lavorare per cause esterne alla propria volontà: se ci si licenzia, per qualunque motivo, non si potrà richiedere il contributo integrativo d’affitto al Comune.

Contributo integrativo affitto 2018: quali requisiti sono necessari per fare domanda

Come ti ho anticipato, ci sono ulteriori requisiti per poter accedere a questo bonus per l’affitto del Comune: è ora di vederli più specificamente.

  1. ISEE inferiore a 26’000€ annui
  2. Non aver percepito reddito di cittadinanza (dal 2019 in avanti, visto che la misura verrà varata, con tutta probabilità, l’anno prossimo)
  3. Che nessun componente del nucleo familiare disponga o possa usufruire di un immobile nella stessa area di residenza
  4. Si deve presentare l‘atto di convalida dello sfratto per morosità
  5. ll contratto d’affitto (“contratto di locazione”) deve essere stato regolarmente registrato, ciò avviene sempre da parte del proprietario della casa che cede la stessa in affitto.
  6. La casa in cui si abita non deve essere considerata “immobile di lusso“. Gli immobili di lusso vengono classificati sotto le categorie A1, A8 e A9 al catasto
  7. Avere la residenza da minimo un anno presso la casa da cui si è stati sfrattati
  8. Avere la cittadinanza italiana o comunque europea. Nel caso tu sia un soggetto extracomunitario, dovrai avere un regolare permesso di soggiorno nella UE.

Contributo integrativo affitto 2018: quant’è?

Innanzitutto, ti do una bella notizia: altri bonus per famiglie in difficoltà, come i Bonus energia, gas e acqua, sono cumulabili con il contributo integrativo affitto 2018.

Il massimale di ciò che potrai ottenere con il contributo integrativo dell’affitto, nel 2018, è pari a €8’000. Come ottenerli? La casistica prevede 3 diverse ipotesi:

  1. Rinuncia allo sfratto: questo succede quando il locatore (cioè che è proprietario dell’immobile) rinuncia a procedere con lo sfratto, ritirandone la relativa procedura. In tal caso, è proprio quest’ultimo che avrà diritto di richiedere il contributo integrativo, sia comunale che statale, fino ad un importo massimo pari a 8’000€, come abbiamo visto.
  2. Proroga dello sfratto: questa situazione si verifica quando il proprietario di casa non rinuncia allo sfratto. Il contributo ammonterà, allora, a quanto dovuto dal momento del differimento,cioè della proroga, a patto che si tratti di almeno 6+3 mesi di debito con il proprietario dell’abitazione.
  3. Nuovo contratto: questa eventualità si verifica nel momento in cui il locatario – cioè l’inquilino – decida di lasciare l’abitazione da cui è stato sfrattato per andare a vivere, sotto contratto regolare, in un’altra abitazione. In questo caso, quindi, il Fondo pagherà una cifra pari ad un canone trimestrale del nuovo affitto.

Contributo integrativo d’affitto: il contributo affitto del Comune

Il Comune, come ben saprai ormai, è uno degli enti preposto a valutare di contribuire al pagamento del tuo affitto (cioè del “canone di locazione”). Potrai quindi chiedere anche al comune il contributo integrativo d’affitto 2018 (che, infatti, viene spesso denominato “contributo affitto comunale”). Esso, tuttavia, calcola tale contributo in modo un po’ diverso, in realtà peggiorativo rispetto allo Stato: infatti, prende in considerazione la differenza tra il canone d’affitto standard per un’abitazione popolare ed il canone effettivamente pagato. Altra differenza: assunto che i requisiti per poter fare richiesta siano gli stessi, il limite del reddito ISEE varia da Comune a Comune, i quali lo scelgono in autonomia.

Contributo integrativo d’affitto: come si richiede

Veniamo ora al lato pratico: cosa devi fare, nella pratica, per poter richiedere questo bonus? Ciò che devi fare è recarti al Comune presso cui risulti residente. Dopo una fase di verifica di sussistenza dei tuoi requisiti, il Comune informerà il Ministero competente circa la tua domanda per aiuto. I documenti generalmente richiesti all’atto della presentazione della domanda sono i seguenti (salvo che il Comune ne richieda di diversi):

      • Isee (con scadenza successiva a quella del bando)
      • Copia del contratto di locazione regolarmente registrato
      • Copia dell’ultima registrazione annuale del contratto di locazione (o della cedolare secca)
      • Documento di riconoscimento non scaduto
      • Eventuale ulteriore documentazione richiesta dal bando

Inoltre è bene valutare se e come si integra con eventuali altri bonus e quali requisiti rispettare ma, per questo, puoi leggere questo nostro articolo che ti spiega tutto nel dettaglio!

Contributo integrativo d’affitto 2018: tempistiche

Anche le tempistiche variano da Comune a Comune. In linea di massima, tuttavia, il tempo medio di attesa prima che venga effettivamente erogato il contributo comunale integrativo dell’affitto è pari a 90 giorni. Se il responso del Comune dovesse essere negativo, poi, si può fare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale entro altri 60 giorni dall’avvenuta conoscenza dell’esito negativo. In quel caso….incrocia le dita e, se puoi, affidati ad un buon avvocato!

Il Contributo comunale integrativo affitto 2018 è solo uno dei tanti “bonus”, sotto forma di rimborsi, contributi, agevolazioni fiscali e sgravi cui hai diritto, ma che, probabilmente, ti sono sconosciuti del tutto o quasi. Se li sapessi tutti potresti risparmiare un sacco di soldi, e questo anche se il tuo ISEE non è così basso. Certo, stare dietro a tutto questo è un bel problema, per questo è nata EasyTax Assistant, la prima App che guarda a te, contribuente che di tasse sai poco ma che ne paghi tante, per aiutarti a massimizzare il risparmio fiscale ed avere il pieno controllo sulla tua fiscalità!

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