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Flat tax, quanto può farmi risparmiare? Ecco alcuni vantaggi e rischi

Su una cosa possiamo essere tutti d’accordo.

Nel prossimo futuro modelli come la Flat Tax saranno quelli più utilizzati dalle nostre Partite Iva, sia che si parli di lavoratori autonomi, liberi professionisti o piccoli imprenditori.

Questo perché in regime agevolato si ottengono importanti vantaggi fiscali e risparmi di tempo e denaro, anche da un banale confronto con gli scaglioni Irpef. Secondo un recente articolo de Il Corriere della Sera questo nuovo regime potrebbe abbattere la pressione fiscale fin del 25%.

D’altra parte, siccome non è sempre tutto oro quello che luccica, vi presentiamo di seguito alcuni esempi e alcune considerazioni sugli effetti che, indirettamente, potrebbero derivare dalla Flat Tax.

Ma prima facciamo un veloce ripasso:

Flat Tax: Cosa Prevede

Come già scritto in precedenti articoli, tra cui Flat Tax: Cosa Cambierebbe e come, l’aspetto principale di questo nuovo regime è dato dell’aliquota del 15% (o 5%), sostitutiva di ogni altra imposizione che si tratti di Irpef, addizionali o Irap.

Il limite, a partire dal 2018, è di 65.000 euro di ricavi.

Inoltre, chi passa a questo nuovo regime non è più soggetto agli studi di settore (che sono peraltro stati aboliti), così come non è obbligato a rendicontare le spese effettuate o emettere fattura elettronica: già questo rappresenta un’ importante semplificazione per il contribuente.

E’ inoltre già stato previsto che, dal 2020, la Flat Tax verrà estesa anche alle imprese, lavoratori autonomi e professionisti che realizzano fino a 100.000 euro di ricavi (senza però applicare i coefficienti di redditività).

A quanto può ammontare questo beneficio? Complessivamente, se lo confrontiamo con la tassazione di un dipendente d’azienda che decide di passare a P.IVA, il risparmio ottenibile può raggiungere il 18% (stime fornite da Andrea Dili, Presidente di Confprofessioni Lazio).

Sempre secondo il Dott. Dili, questo risparmio diventa ancora maggiore per i datori di lavoro che, nel passaggio da “lavoro dipendente” a “collaboratori a P.IVA”, risparmierebbero oltre il 33% del costo sostenuto, un dato estremamente rilevante.

Questa ultima considerazione, come potrai intuire, rischia però di generare degli effetti indesiderati che nel seguito dell’articolo andremo ad analizzare.

Flat Tax: Ma ci sono quindi solo aspetti positivi?

Non esattamente: se dal punto di vista del singolo lavoratore autonomo la Flat Tax presenta degli indubbi vantaggi, dal punto di vista più “generale” si potrebbero innescare delle problematiche non indifferenti.

Una prima criticità della Flat Tax è stata evidenziata dall’associazione dei Commercialisti: l’inserimento di un forfet predefinito delle spese, infatti, avvantaggia alcune categorie professionali e lascia indietro altre.

Ad esempio, gli studi professionali hanno spese per macchinari e dipendenti decisamente inferiori a commercianti e artigiani.

Mentre per i primi la fortettizzazione delle spese rappresenta un probabile vantaggio, per questi ultimi, invece, la misura potrebbe rivelarsi insufficiente. Si tratta comunque di uno studio ancora in corso, sul quale prima di emettere un giudizio definitivo si attendono ulteriori approfondimenti.

Flat Tax: agevola la crescita aziendale?

Detto questo, sempre secondo l’articolo tratto dal “Corriere” si evidenzia che, per come è stata pensata la Flat Tax, rischia di non incentivare la crescita delle aziende, anzi il messaggio che viene trasmesso è esattamente contrario. In altre parole, siccome le agevolazioni sono per limiti di “fatturato”, è chiaro come, soprattutto le imprese, possano preferire rimanere di piccole dimensioni per evitare di pagare più tasse ed evitare, ad esempio, possibili accertamenti.

Inoltre, dato che questo regime fiscale consente di non addebitare l’Iva al cliente finale, potrebbe generare, soprattutto per le vendite dirette ad utilizzatori finali, un vantaggio competitivo non giustificato (concorrenza sleale).

Un ultimo aspetto riguarda l’aspetto occupazionale (e su questo tema cerchiamo di rispondere a una domanda che ci stanno rivolgendo diversi nostri utenti).

Come è stato evidenziato diverse volte, infatti, la notevole differenza di tassazione tra un lavoratore dipendente e un lavoratore autonomo (anche del 18% a sfavore del lavoratore dipendente) potrebbe spingere molti datori di lavoro a licenziare i dipendenti e riassumerli come lavoratori a Partita Iva.

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