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Sei un libero professionista o un imprenditore?

Libero professionista o imprenditore: tu cosa sei?

Lui è un “imprenditore”, l’altro è un “libero professionista”, uno “lavora in proprio”, l’altro è “in partita IVA”.
E tu? Come devi presentarti? La confusione su questi termini è molta e le imprecisioni non si contano. Oggi ti do qualche consiglio su come utilizzare propriamente una serie di parole che, di regola, sono alquanto fuorvianti.

Un po’ di chiarezza fra i vari termini

La maggior parte di questi termini ha una specifica valenza legale da cui derivano precisi diritti e obblighi, per cui è importante che tu colga le differenze!

Libero professionista o imprenditore: cosa significa imprenditore

Partiamo dalla base. Il termine “imprenditore” esprime un concetto economico prima ancora che giuridico. L’imprenditore è, infatti, colui che si pone – nell’ambito del sistema economico – come intermediario tra coloro che offrono capitali e lavoro da una parte e coloro che richiedono il prodotto finito dall’altra. Egli si colloca, insomma, come un intermediario che combina tra loro e trasforma le risorse (capitale umano e monetario e materie prime) per creare nuova ricchezza.

In ambito giuridico, poi, la figura dell’imprenditore è anche più specifica, tanto che il Codice Civile le dedica un articolo apposito, il 2082, che afferma che è imprenditore chi esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”. Ora, su questa disposizione ci sono interi volumi di pareri giuridici, interpretazioni dottrinali e giurisprudenziali, confronti, quindi non ci soffermeremo ad analizzare ogni parola utilizzata dal legislatore.

Tuttavia, già leggendola ci si può fare un’idea di cosa voglia dire “essere imprenditori”. Non ci addentreremo in questioni prettamente giuridiche sulla definizione, sappi comunque che essere un imprenditore non comporta solo la possibilità di vantarsene al bar, ma anche determinati rischi e obblighi molto specifici (come la tenuta delle scritture contabili o la possibilità di essere assoggettati alla procedura fallimentare)! Come si suol dire, non è tutto oro quel che luccica.

Imprenditori più o meno grandi

Gli imprenditori, poi, secondo la legge si distinguono in commerciali, agricoli e piccoli imprenditori (questi ultimi sono coloro che esercitano attività d’impresa di qualsiasi tipo prevalentemente con il lavoro proprio o al più dei propri famigliari).

Gli ultimi due sono un po’ più avvantaggiati in quanto, ad esempio, non possono essere soggetti a procedure concorsuali (come il fallimento) e hanno obblighi limitati in ordine alle scritture contabili, se non nulli. Quindi, se sei un “piccolo imprenditore” avrai molti meno rischi dell’imprenditore commerciale. Ricordati solo che devi registrarti presso l’apposita sezione del Registro delle Imprese!

Le società

Le società sono un altro “par di maniche”: in linea di massima si ha una società quando due o più persone si mettono insieme per condurre un’attività, che generalmente è d’impresa. Esistono da qualche tempo, tuttavia, anche le società unipersonali. Ricordiamo infine che la società è una forma giuridica specifica che assume varie declinazioni (società a responsabilità limitata, società in nome collettivo, società per azioni ecc.) a seconda del patto sociale stipulato tra i vari soci.

Non è certo questa la sede per approfondire il discorso – ci sono manuali da migliaia di pagine sulla materia -, non dimenticarti, però, che imprenditore e socio sono due concetti distinti (e non necessariamente coincidono)!

Libero professionista o imprenditore: e chi lavora in proprio?

E per quanto riguarda i liberi professionisti? Ed i lavoratori autonomi? In realtà, ci sono i lavoratori autonomi (o lavoratori in proprio, usando un’espressione meno tecnica ma più diffusa) come categoria generale, che poi si distinguono in “liberi professionisti”.

Per cosa si caratterizzano? Per la prevalenza del loro lavoro intellettuale (per esempio avvocati, notai, commercialisti) e lavoratori autonomi caratterizzati, invece, dal loro lavoro manuale (elettricisti, idraulici, artigiani, commercianti e così via), detti “lavoratori autonomi manuali”. Tutti i lavoratori in proprio, in ogni caso, non hanno alcun vincolo di subordinazione: sono “capi di sé stessi”.

Le rivalse

A livello fiscale, poi, la differenza tra liberi professionisti e lavoratori autonomi è che i primi devono registrarsi alla propria cassa professionale di competenza e possono applicare in fattura una rivalsa con aliquota variabile, che dipende dal tipo di professione esercitata e che è calcolata come percentuale dell’imponibile. I lavoratori autonomi senza cassa, invece, devono registrarsi alla Gestione Separata e possono imporre una rivalsa pari al 4% (calcolato su imponibile con la rivalsa) in fattura.

Perché il lavoratore autonomo è diverso dall’imprenditore?

Ma anche per l’imprenditore, spesso, si dice che è “capo di sé stesso”: allora che differenza c’è tra l’imprenditore e chi “lavora in proprio”, cioè il lavoratore autonomo? Semplice: per il lavoratore autonomo non è richiesta la presenza di una vera e propria organizzazione. Ciò significa anche che, quando il lavoratore autonomo esercita la propria figura intellettuale in forma d’impresa, quindi in maniera organizzata, diventa imprenditore.

Dal punto di vista fiscale c’è molta differenza tra lavoratore autonomo (ha la ritenuta d’acconto e non deve iscriversi alla Camera di Commercio) e imprenditore individuale (non ha la ritenuta d’acconto e deve iscriversi alla Camera di Commercio). Inoltre, lavoratori autonomi e liberi professionisti possono emettere fattura con ritenuta d’acconto del 20% dell’imponibile (non calcolando l’IVA o le spese anticipate) quando il destinatario è un soggetto passivo IVA, cioè ha una partita IVA.

Libero professionista o imprenditore: sempre di partita IVA si tratta

Dunque, abbiamo i lavoratori autonomi (o in proprio), che possono essere liberi professionisti o lavoratori autonomi manuali ed i quali, se lavorano adottando una certa organizzazione – di capitali, risorse umane ecc. – diventano imprenditori a tutti gli effetti (commerciali, agricoli o piccoli, a seconda dei casi). E, ancora: qualora questi ultimi decidano di unirsi ad altri soggetti, si ottiene la costituzione di una società.

Arriviamo, quindi, ad un punto fondamentale: in tutti questi casi è sempre necessaria l’apertura di una partita IVA. Inoltre, per iniziare la tua attività è necessario registrarti ad un ente previdenziale: infatti il pagamento dei contributi è previsto anche se sei un lavoratore autonomo.

Tante categorie, tante regole e tanta confusione, e devi sapere anche che per ogni casistica c’è tutto un mondo di agevolazioni, detrazioni, deduzioni e regimi fiscali: è per questo che c’è EasyTax Assistant, l’App che ti accompagna in tutta la tua gestione fiscale e ti fornisce il supporto di cui hai bisogno se “lavori per te stesso”!

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Spero che quest’articolo abbia chiarito i tuoi dubbi!

Che tu sia libero professionista o imprenditore, qui troverai sempre le informazioni che ti servono per la tua attività!

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