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I MECCANISMI DEL SALDO DEGLI ACCONTI: BREVE SPIEGAZIONE

Uno dei temi che sembrano apparentemente più oscuri nel mondo del fisco è quello degli acconti IRPEF e del saldo degli acconti IRPEF. Da sempre, il contribuente medio che deve provvedere a fare la propria dichiarazione dei redditi (ovvero è in “regime di autoliquidazione”) si chiede in cosa consista questo misterioso “meccanismo del saldo degli acconti” e, ovviamente quanto debba pagare e quando; ma, soprattutto, di regola, si chiede “perché” debba pagare anticipatamente.

Non potendoti dare una risposta all’ultimo quesito esulando da considerazioni prettamente politiche, oggi, dunque, ci concentreremo sul quando ed in parte sul quanto, per poterti portare un primo raggio di luce su questa materia così oscura. Ti avviso già da subito che questo è un articolo un po’ nerd, ma la conoscenza, si sa, non ha prezzo, quindi continua a leggere! 

Il principio di base è che non paghiamo le tasse solo su ciò che abbiamo dichiarato l’anno precedente – come succede in molti paesi – ma anche su ciò guadagniamo nell’anno corrente, come “acconto” per il pagamento delle tasse dell’anno successivo. In altre parole, andiamo “a credito” con il fisco per l’annualità che viene.

A chi si applica questo meccanismo apparentemente molto controverso? È più facile che si tratti di un lavoratore autonomo in regime di autoliquidazione, tuttavia anche il lavoratore dipendente, in realtà, paga degli acconti in busta paga, anche se è il suo datore di lavoro che provvede a ciò. Ad ogni modo, qui ci concentreremo sui contribuenti che agiscono in autoliquidazione. 

Prima domanda: quando devi pagare questi acconti? Si pagano di fatto in due tranche: la prima cade il 9 luglio (o del primo giorno lavorativo successivo, qualora il 9 sia un festivo); la seconda il 30 novembre seguente (o, come prima, del primo giorno lavorativo successivo, qualora il 30 sia un festivo). Seconda domanda: a quanto ammontano questi acconti? La regola che vale nella maggior parte dei casi è il 30% dell’imponibile dell’anno precedente per la prima tranche, mentre il 40% dell’imponibile nella seconda tranche. In totale, quindi pagheremo il 100% delle tasse che si devono pagare per l’anno precedente. 

Come sempre, un esempio pratico è molto più di aiuto nel comprendere la questione, di una spiegazione teorica. Ideiamo un’ipotesi estremamente semplice: se nel 2017 ho guadagnato 100€ e il mio tax rate è del 30%, dovrò pagare di tasse, nel 2018, 30€. E fin qui, niente di nuovo (né di complicato). Ora, l’acconto si calcola avendo come base l’imponibile dell’anno precedente: quindi, essendo per la prima tranche il 40%, l’11 di giugno 2018 (il 9 è un festivo), oltre alle tasse sull’anno pregresso (30€), dovremo pagare anche il 40% di 30, che corrisponde a 12€, come prima “rata” dell’acconto. Il 30 di novembre, invece, dovremo pagare il 60% dello stesso imponibile: quindi, altri 18€. In totale, dunque, nel 2018 avremo pagato: a giugno, 30€ di tasse per l’anno precedente, più altri 30€ come acconto per l’anno successivo (ripartiti in due tranche, una a giugno ed una a novembre). 

Cerchiamo di rendere l’idea in modo più schematico: 

  • Reddito 2017: 100 €. Pressione fiscale: 30%. Nel 2018 devo pagare 30€ di tasse per il reddito del 2017. 
  • 11 giugno 2018: Pago i 30€ di tasse per il reddito 2017 ed in aggiunta pago il 60% di 30€ come prima “tranche” dell’acconto per il reddito 2018, cioè 12€, per un totale di 42€. 
  • 30 novembre 2018: Pago la seconda tranche dell’acconto (60% di 30€ di imponibile), ammontante a 18€. 

Quindi, il secondo anno di regime in autoliquidazione è quello in cui pago di più, poiché, ipotizzando che sia proprio il 2018, pagherò sia le tasse relative al 2017 che, in acconto del 100%, quelle del 2018 stesso. L’anno successivo (2019), invece, non pagherò le tasse per l’anno corrente ma solo l’acconto dell’anno successivo: le tasse del 2018, infatti, sono già state pagate (come acconto, appunto) proprio il 2018. 

Tutto questo è semplice perché l’ipotesi è altrettanto semplificata: una fattispecie in cui anno dopo anno guadagni sempre la stessa cifra. Il meccanismo dei saldi degli acconti entra in gioco quando, però, le cifre che guadagni cambiano. 

Detta in parole semplici, funziona così: il fisco assume che tu guadagni la stessa cifra anno dopo anno, e di conseguenza presume che le tasse che devi in un certo anno siano le stesse dell’anno precedente. Se, però, il tuo reddito è in realtà cambiato, anche le tasse che devi pagare sono cambiate di conseguenza (per esempio, se è aumentato il tuo reddito vuol dire che dovrai pagare anche più tasse); quindi, quando dovrai pagare il prossimo acconto IRPEF si applicherà anche il meccanismo del saldo degli acconti.

Tale meccanismo funziona in questo modo: se di acconto IRPEF devi pagare 70, ma l’anno scorso, a seguito di un aumento considerevole di stipendio, il tuo acconto IRPEF, pari a 50, era errato e avresti dovuto versare 70, allora quest’anno dovrai versare 90. Infatti, l’anno precedente hai versato solo 50 contro i 70 che avresti dovuto pagare, ciò perché hai guadagnato di più rispetto all’anno ancora prima, e sei in debito di 20.
Tutto questo si applica anche nel caso in cui percepisci un reddito più basso rispetto all’anno precedente e, quindi, devi pagare meno tasse: gli acconti IRPEF pagati saranno più alti di quanto effettivamente dovuto e ti ritroverai quindi in credito. 

Lo so, sembra molto complicato ma è uno di quei rari casi in cui è più facile a farsi che a dirsi: una volta che si fa la prima volta, il tutto ci risulta molto più comprensibile. Tuttavia, sì, le tasse non sono mai un discorso facile: è per questo che c’è bisogno di semplificazione, chiarezza e trasparenza, perché se si vuole capire come poter risparmiare il primo step è comprendere un po’ meglio le tasse, per poi, quindi, gestirle in maniera più efficiente e più efficace. È proprio per questo motivo che è nata EasyTax Assistant, la prima App pensata per tutti i contribuenti che hanno bisogno di un po’ di chiarezza nella giungla fiscale! 

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