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Sito web personale: serve la partita IVA?

Sei un libero professionista e vuoi aprire un sito web, per promuovere la tua attività e farti conoscere? Leggi questo articolo, ti fornirò qualche dettaglio su come evitare brutte sorprese! 

Oggigiorno è prassi normale avere un proprio sito web, anche se si è liberi professionisti e non una grande azienda. Nel 2018, infatti, chiunque abbia bisogno di un determinato servizio e abbia un minimo di confidenza con la tecnologia userà Google ed il web per trovare chi fa al caso suo e può aiutarlo a soddisfare il suo bisogno.

Esempio: se io cerco un falegname e cerco su Google “falegnami Milano zona Porta Romana” e tu sei proprio un falegname, hai un sito internet ben indicizzato e hai, magari, all’interno di tale sito, una sezione dedicata alle reviews che sono molto positive, allora sarà davvero probabile che ti contatterò – se avrai inserito il tuo numero di telefono nel sito web! – e prenderò accordi proprio con te per sistemare le persiane di casa mia. Un insieme di fattori, come avrai notato, non indifferente, ma si sa, la pubblicità targhetizzata funziona proprio così.

Tutti questi fattori, in realtà, sono ben spiegati altrove, come in questo sito, ma un dettaglio spesso sfugge ai più, dettaglio che non va assolutamente trascurato: l’indicazione della P.IVA. Vediamo perché. 

Partita iva e sito eb: Perché è necessario inserirla? 

La risposta più semplice è: perché, in alcuni casi, è obbligatoria! Questo, però, lo vedremo meglio nel seguente paragrafo. Per continuare, piuttosto, il discorso di poco fa, tra i vari fattori che spingono un utente che accede al tuo portale internet a prendere contatto proprio con te, piuttosto che con altri professionisti reperibili sul web, c’è anche la presenza del numero di Partita IVA sul tuo sito.

Questo è infatti dovuto al segnale di affidabilità e professionalità che viene trasmesso a chi visiona un certo sito internet e sa che, con un rapido controllo, potrebbe sapere chi, realmente, si cela dietro a quello stesso sito (tramite, in altre parole, una banale visura camerale). Insomma, inserire la P.IVA crea anche un sentimento di fiducia nei confronti dell’utente che non bisogna assolutamente sottovalutare e che, anzi, potrebbe davvero fare la differenza per alcuni utenti! 

Partita iva e sito web: è obbligatoria? 

Per sapere se, all’interno del proprio sito web, è obbligatorio inserire la propria P.IVA come fanno in molti – di regola in calce ad ogni pagina del nostro sito – è opportuno discernere due distinte situazioni: 

  1. Sito web a fini commerciali 
  1. Sito web senza fini commerciali 

Quindi, è fondamentale sapere che, nel caso dei siti web a fini commerciali, è obbligatorio inserire la dicitura della P.IVA dell’attività proprietaria perché sia facilmente riconoscibile dagli utenti del web. Una norma apposita dell’Agenzia delle Entrate stabilisce ciò in maniera espressa, non sottovalutare la cosa! 

Quando si tratta di un sito web a fini commerciali e quando, invece, tali fini commerciali non sussistono? La premessa d’obbligo è che questi confini non sono sempre limpidi e cristallini e, spesso, ci sono situazioni borderline. In linea di massima, comunque, il criterio è il seguente: il sito web è a fini commerciali qualora scopo di esso (non necessariamente esclusivo), in tutte o alcune delle sue parti, sia promuovere un’attività commerciale. Sono molti gli indicatori che ci possono essere a tal riguardo: 

  1. Elenco dei prodotti venduti anche non online, ma nel negozio fisico; 
  1. Presenza della funzione di e-shopping, che ti permette di vendere i tuoi prodotti direttamente online; 
  1. Promozione in alcun modo della propria attività fisica, ad esempio indicandone analiticamente i servizi offerti, l’ubicazione ed altre informazioni. In tal caso, però, vaghe e generiche informazioni potrebbero non essere sufficienti ad essere definite come “a scopo promozionale”. È uno di quei casi borderline di cui accennavo sopra. 

Ovviamente la casistica è davvero ampia e sono tantissime le possibilità di promozione che vi possono essere, questi erano solo alcuni dei possibili modi.  

Sito web e P.IVA: quali sono le sanzioni? 

Dunque, se sei un libero professionista, hai un sito web che promuove la tua attività, non hai però inserito la P.IVA da nessuna parte e qualcuno se ne accorge, puoi ricevere una sanzione amministrativa (vale a dire una multa). E tale sanzione amministrativa per omessa indicazione della Partita IVA sul tuo sito web non è neanche indifferente: si va da un minimo di 258,03€ fino ad un massimo di ben 2065,83€! Hai capito bene, la cifra è proprio alta e, prima di incappare in drammatiche soprese, ti conviene correre a rimediare e inserire la tua P.IVA sul tuo sito internet!

Nota bene, inoltre, che se hai ingaggiato un altro professionista o una società di sviluppo di siti internet per creare il tuo portale, non puoi addebitare a loro la colpa della mancata indicazione della P.IVA: è tuo dovere accertarti che sia presente e, qualora così non fosse, l’eventuale multa sarebbe esclusivamente imputabile proprio a te! Senza possibilità di rivalsa su chi ti ha sviluppato il portale web. 

Sito web e P.IVA: dove inserirla? 

Di regola, la P.IVA viene indicata nel footer del sito, vale a dire nella parte più bassa di ogni pagina del tuo portale web. In aggiunta, se hai una pagina che indica maggiori dettagli sulla tua attività (la classica pagina “Chi siamo” o “Dove siamo”) puoi inserire anche lì la tua partita IVA. La legge, infatti, stabilisce che l’indicazione della P IVA deve essere evidente sul sito internet, il che vuol dire che più è facile notarla, più ti troverai dalla parte del giusto! Quindi, cerca di inserirla laddove sia opportuno, non solo nel footer ma anche nella pagina “Contatti” o “Trovaci”. 

Sito web e P.IVA: è sempre necessaria? 

L’indicazione della Partita IVA è necessaria solo qualora il sito web abbia fini economici, i cui criteri di identificazione ti sono già stati forniti. Se, invece, ritieni che il tuo sito web non abbia scopo promozionale della tua attività di libero professionista (e, quindi, non abbia fini economici), allora non sei tenuto ad indicare né la tua Partita Iva né il tuo codice fiscale personale.

Presta attenzione, però: come ti ho spiegato, i casi “grigi”, in cui non è ben chiaro se un sito sia realizzato a fini economici oppure no, sono davvero molti e non è facile capire, in molte occasioni, se sia necessario o meno indicare la P.IVA della propria attività. In tal caso, il mio suggerimento è quello di rivolgerti ad un legale, che, a cifre sicuramente più contenute di quelle che saresti tenuto a pagare per la multa, ti può dare un consiglio affidabile. 

Lo so, anche nei più piccoli dettagli si celano trappole ed insidie. Chi avrebbe mai detto che non indicare la propria P.IVA, nel sito internet di un libero professionista che non fattura certo milioni di euro all’anno, sia possibile causa di multe fino a 2000€? La realtà è che l’Agenzia delle Entrate prevede norme precise per ogni fattispecie e che, purtroppo, le conseguenze per chi non vi si attiene sono, spesso, molto salate.

Il fisco è materia complicata, si sa, ma per fortuna esistono gli esperti del settore e… EasyTax Assistant! Sì, finalmente un supporto tecnologico (è un’App per telefono) per i liberi professionisti che, gratuitamente o a prezzi davvero contenuti, offre l’impareggiabile vantaggio di sapere sempre quali e quante tasse dobbiamo pagare ma, soprattutto, quali sono le agevolazioni fiscali cui abbiamo diritto!

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