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Tassa Airbnb 2019

Grazie alla diffusione della sharing economy, siti web come Airbnb stanno avendo sempre più successo e divenendo sempre più popolari. Il livello di evasione per quanto riguarda gli affitti brevi è sempre stato molto alto. Per questo, ad aprile, è stata introdotta la Tassa Airbnb 2019.

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Nel frattempo, andiamo a vedere più nel dettaglio cos’è la nuova Tassa Airbnb 2019, come funziona e a chi viene applicata.

Tassa Airbnb 2019: cos’è

La Tassa Airbnb è la nuova tassazione sugli affitti brevi introdotta con la manovra di aprile. Se sei un turista, non preoccuparti! Per te non ci saranno gradi cambiamenti se non un possibile e leggero aumento dei prezzi. Questa manovra mira a risolvere il problema dell’evasione sugli affitti brevi e finalmente i proprietari pagheranno le tasse dovute. La Tassa Airbnb, infatti, non solo prevede controlli severi ma anche nuove regole e procedure in modo che tutti paghino la cedolare secca sui canoni di locazione incassati. Fino ad ora, i contratti di affitto di breve durata (sotto i 30 giorni) non dovevano essere registrati presso l’Agenzia delle Entrate. Con la nuova legge, invece, i gestori dei portali web (Airbnb per esempio) e le agenzie immobiliari saranno obbliati a comunicare all’Agenzia delle Entrate i contratti di affitto breve stipulati tramite loro.

Tassa Airbnb 2019: come funziona

Abbiamo visto un po’ in generale di che cosa si tratta ma come funziona esattamente la Tassa Airbnb sugli affitti brevi 2019?

In realtà la Tassa Airbnb non è una nuova imposta, visto che le tasse sugli affitti brevi esistono da sempre anche se però sono in pochi a pagarle. È invece un insieme di nuove regole più stringenti e severe. Da aprile, infatti, gli intermediari e le agenzie devono applicare, quando l’inquilino paga, una ritenuta del 21% sul prezzo dell’affitto per il periodo scelto. I canoni di locazione incassati, infatti, sono assoggettati alla cedolare secca con aliquota al 21%. Questo vuol dire che questo tipo di reddito non concorre alla formazione del reddito imponibile ma è tassato separatamente.

Gli obblighi previsti dalla Tassa Airbnb per li intermediari sono, molto brevemente, i seguenti:

 

  • Comunicare all’Agenzia delle entrate i contratti di affitto breve (anche se sotto i 30 non c’è l’obbligo di registrazione del contratto)
  • Applicare un’aliquota 21% come cedolare secca sul canone di locazione al momento del pagamento dell’ospite
  • Visto che sono considerati sostituti d’imposta, dovranno poi riversare allo Stato il 21% e rilasciare al proprietario della casa vacanza affittata la certificazione unica.

 

Nel caso non lo sapessi, la certificazione unica è la nuova certificazione dei redditi che ha sostituito il vecchio modello CUD. Per saperne di più, ti invito a leggere questo Articolo.

Tassa Airbnb 2019: a chi si applica e sanzioni

Come già accennato sopra, la nuova Tassa Airbnb a intermediari e Agenzie immobiliari.

  • Intermediari immobiliari: chi vuole affittare la seconda casa per le vacanze o per un paio di settimane l’anno utilizza, generalmente, portali web specializzati come Airbnb ma anche i famosi Trip Advisor o Expedia
  • Agenzie immobiliari: le regole per gli intermediari si applicano, allo stesso modo, anche alle agenzie. Sono infatti obbligate a segnalare all’Agenzia i contratti di affitto breve, applicare la ritenuta d’acconto cedolare secca. Poi devono riversarla allo Stato e rilasciare il modello CU ogni anno.

La violazione di queste regole, comporta per l’intermediario sanzioni pari a 2.000 euro.

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