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Tassa di soggiorno: cos’è, chi deve pagarla e come

Tassa di soggiorno: un costo da prendere in considerazione quando si viaggia.  Pronto a scoprire tutti i dettagli?

Imposta di soggiorno: ecco le caratteristiche

Dopo un anno di lavoro, sei finalmente pronto a partire per le meritate vacanze estive tanto sognate e desiderate? Grandioso!

Se hai già organizzato tutto in vista della tua prossima vacanza, e sei pronto a trascorrere rilassanti giornate in riva al mare, occorre che tu sia informato sulla tassa di soggiorno, comprensiva del costo del soggiorno in B&B o hotel in cui alloggerai, e che inconsapevolmente hai già pagato.

In questo articolo ti forniremo una breve spiegazione su cosa è la tassa di soggiorno, perché è obbligatorio pagarla e perché il suo costo è variabile.

Tassa di soggiorno: cos’è?

La tassa di soggiorno è stata introdotta in Italia nel 2011 con la legge del federalismo fiscale municipale. Si tratta di un tributo il cui importo e modalità di applicazione vengono stabilite direttamente dall’amministrazione comunale di riferimento.

È previsto il pagamento del contributo per tutti coloro che usufruiscono dell’affitto di camere, dell’affitto breve di un appartamento e/o del pernottamento in una struttura ideale per soggiornare in un città.

La tassa di soggiorno, essendo destinata a colpire principalmente i “turisti”, è conosciuta anche con il nome di tassa sul turismo.

Tassa di soggiorno: qual è la sua destinazione?

La tassa di soggiorno, prevista per le città italiane e straniere di maggior interesse artistico-culturale, possiede costi variabili, in relazione al Paese di appartenenza in cui viene riscossa. Il suo costo viene aggiunto a quello della camera, senza possibilità che da questa venga scorporata.

C’è dell’altro! Diamo per scontato che almeno una volta nella vita tu abbia prenotato una stanza o un appartamentino tramite Airbnb (e quindi diamo per scontato che tu lo conosca per utilizzo diretto o meno).

Anche per tutti i clienti Airbnb è divenuto obbligatorio il pagamento della suddetta tassa, da versare nel momento in cui si effettua la prenotazione.
A cosa serve il pagamento di questo tributo? Il denaro proveniente attraverso tasse di soggiorno, verrà poi utilizzato per finanziare le opere di ristrutturazione, riqualificazione e sostentamento della preservazione del patrimonio culturale.

Tassa di soggiorno: chi deve pagarla?

Come già detto in precedenza, a doversi far carico del pagamento della tassa di soggiorno sono tutti i turisti, le persone che prendono in affitto una camera, che scelgono la modalità di affitto breve o alloggiano in una struttura ricettiva su territorio nazionale e per un determinato periodo di tempo.

In linea generale, sebbene venga pagata dal cliente finale, la tassa è in seguito versata nelle casse comunali dall’host o proprietario della struttura ricettiva.

Tassa di soggiorno: modalità di pagamento

Sai in base a cosa viene calcolato il costo della tassa di soggiorno? Dipende da vari fattori come ad esempio la durata del soggiorno o il numero di stelle della struttura alberghiera. Generalmente in Italia il contributo richiesto per la tassa sul turismo varia da 1 a 5 € al giorno a persona.

È pur vero però che ogni Comune ha ampia libertà decisionale rispetto alla tariffa da applicare. Tra le città italiane in cui il prezzo della tassa sul turismo è più elevato ci sono città come Roma (nella capitale il costo varia dai 3 ai 7 €) e Milano (dai 2 ai 5 €), fino ad un costo massimo di 5 € per persona a notte nel capoluogo toscano.

Al Sud la città con l’imposta sul turismo più cara è Palermo… 0,50 € a notte per persona in un albergo a 1 stella e fino a 3 € a notte nelle strutture più lussuose.

Terminato il soggiorno, la tassa può essere pagata in contanti o con carta direttamente al gestore della struttura turistica. Lo stesso dovrà a sua volta rilasciarti una ricevuta nominativa di pagamento (mantenendo la copia come di regola). In alternativa l’host potrà inserire il relativo importo in fattura e indicarlo come “operazione fuori campo IVA”.

Tassa di soggiorno: chi è esente?

Anche nel caso della tassa di soggiorno sono previste delle esenzioni come ad esempio per:

  • I residenti
  • I bambini fino ai 10 – 14 anni
  • I disabili
  • Gli accompagnatori di persone disabili o in gravi condizioni di salute
  • I malati e assistenti ai degenti ricoverati presso strutture sanitarie
  • Chi pernotta in ostelli della gioventù
  • Il personale delle Forze Armate
  • Gli autisti di pullman
  • Gli accompagnatori turistici.

Se rientri perciò in una di queste categorie sappi che non sei obbligato al pagamento della tassa!

Tassa di soggiorno: in aumento i comuni italiani…

Nel 2018 saranno 840 i Comuni Italiani (a fronte dei soli 13 nel 2011) che applicheranno quest’imposta, per un gettito fiscale pari a circa 460 milioni di euro.

Tra le ultime città che a partire da quest’anno si sono aggiunte all’elenco dei comuni richiedenti il tributo ci sono città come Asti, Mantova, Assisi e Piacenza, mentre nei prossimi mesi si pagherà anche per soggiornare a Cervia e Milano Marittima (da aprile 2018), Agrigento e Cortina.

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Se quest’articolo ti è piaciuto, perché non leggi anche “Pagare meno tasse: ecco 7 buone abitudini che ti aiutano”?

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