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Web Tax: cosa cambia con la Legge di Bilancio 2019

Ti ricordi il mio articolo pubblicato tempo addietro che illustrava la proposta europea di Web Tax?

Una tassa rivolta a tutti i “giganti del web”, quei colossi come Google e Facebook che hanno fatturati enormi ma versano, misteriosamente o quasi, ben poche tasse.

 

WebTax: novità della Legge di Bilancio 2019, chi colpisce

 

Ti avevo anticipato anche che nel 2019 si sarebbe, finalmente, vista una concreta introduzione legislativa a livello nazionale proprio a casa nostra, in Italia, di una Web Tax che avrebbe colpito i famosi giganti del web.

Ed infatti, eccola qua: appare proprio nell’ultima legge di Bilancio, approvata last minute lo scorso 30 dicembre, dopo un’estenuante corsa contro il tempo. Vediamo assieme brevemente quali sono le novità introdotte e se, in qualche modo, possano toccare noi “comuni mortali” e contribuenti di tutti i giorni.

 

WebTax: La normativa antecedente

 

La situazione precedente aveva dato vita a risultati paradossali, nello specifico le grandi imprese che di internet hanno fatto una miniera d’oro negli ultimi 20 anni e proprio con il digitale hanno fatto fortune, pagavano tasse davvero incredibilmente basse.

Parliamo di pochi spiccioli di euro a fronte di decine di milioni incassati, seppur virtualmente, di fatto su suolo italiano: la maggior fonte di introiti, infatti, deriva dalla pubblicità online, che compare su siti italiani e che è rivolta ovviamente a cittadini italiani. Inoltre, è pagata da società italiane, perlopiù.

Tuttavia, si tratta pur sempre di “rendite” digitali: la presenza fisica di questi colossi non è su suolo italiano, perché agiscono dall’estero – di regola da paradisi fiscali – per cui, finora, gli era stato possibile eludere in gran parte la più alta tassazione italiana. Insomma, in altre parole, “farla franca”.

 

WebTax: La novità legislativa

 

La novità sta in tre principi:

 

  1. Anche soggetti che non siano fisicamente presenti su suolo italiano saranno colpiti dalla nuova tassa, basta che gli utenti loro clienti abbiano un IP (un “indirizzo internet” che si trovi in Italia).
  2. La tassa funziona applicando un’aliquota del 3% direttamente a quanto la società ha ricavato; va versata trimestralmente, e l’unica eccezione si ha se il ricavato deriva da prestazioni fornite a soggetti facenti parte delo stesso gruppo societario. Tutto ciò, ovviamente, al netto di IVA e le altre imposte non dirette.
  3. Ci sono dei limiti di applicabilità: i ricavi complessivi del “web giant” (il nome inglese dei “giganti del web”) dovranno essere almeno pari a 750 milioni di € e in Italia ammontare ad almeno 5,5 milioni di €. Questo esclude decisamente sia le piccole che le medie imprese da questa tassazione.

 


C’è da aggiungere che questi colossi del web, che saranno colpiti dalla nuova Web Tax, saranno anche tenuti ad inviare all’ente preposto una specifica dichiarazione annuale su quanto hanno ricavato grazie ai loro servizi (cioè sul c.d. “imponibile”.

 

WebTax: quali sviluppi in futuro

Il dettaglio della norma, come per gran parte delle previsioni della nuova Legge di Bilancio 2019, si scoprirà con i decreti attuativi che verranno emanati – se in tempo – entro 120 giorni. Quel che si sa, però, dalle prime previsioni, è che grazie alla norma, che entrerà poi ufficialmente in vigore intorno alla metà del 2019, il Governo guadagnerà circa 1,3 miliardi di euro nei prossimi 3 anni: 420 milioni di euro all’anno di media, dunque, contro i 300 milioni che avrebbe incassato, circa, nel 2019 in virtù della vecchia normativa fiscale sui servizi digitali.

 

Come avrai capito, a meno che tu non sia Mark Zuckerberg o Jeff Bezos non devi preoccuparti troppo della Web Tax, almeno non nell’immediato: è infatti possibile che, se ti avvali dei servizi di advertisement di uno dei grandi colossi del web, possa esserci un rincaro del prezzo dovuto all’aumentata tassazione. Tuttavia, da cittadino italiano non potrai che essere felice che nelle casse sempre disastrate del nostro Governo entrino un po’ di finanze in più!

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